in 10 Domande e Risposte. Oggi, a distanza di qualche anno, il tema dello scaffale antisismico è ancora molto dibattuto e, nonostante qualche aspetto sia ancora oscuro..
(penso alle "scaffalature classe 3", alle discrepanze tra le normative locali e quelle europee, alla totale mancanza di indicazioni in merito ad alcune tipologie di strutture), è comunque possibile fare maggiore chiarezza rispetto ad allora.

Premessa fondamentale: le norme tecniche esistenti trattano prevalentemente scaffali di tipo porta-pallet. Per le altre tipologie i lavori sono in corso e/o in via di definizione.
Non entrerò nel merito dei singoli provvedimenti e dei loro aspetti tecnici (per questo ci sono professionisti molto più indicati) ma riunirò in un'unica pagina tutte quelle domande (anche le più "curiose") e le relative risposte che regolarmente vengono rivolte quando un cliente si interessa, per volontà o per necessità, a questo tema.
•Che differenza c'è tra una scaffalatura tradizionale e una antisismica?
A vedersi ci sono delle differenze più o meno evidenti, ma non è questo il punto. Quello che cambia tra le due è il tipo di progettazione: nel primo caso vengono considerati solo i carichi statici (peso proprio della struttura e peso della merce stoccata) mentre nella seconda ipotesi intervengono anche i carichi dinamici dovuti alle oscillazioni causate dal sisma.
•Tutti gli scaffali devono essere antisismici?
No. Ci sono innanzitutto due aspetti da tenere in considerazione: il primo è la tipologia di scaffalatura, il secondo è l'altezza della medesima. Pensate agli scaffali in kit che regolarmente trovate nei grandi negozi di "fai-da-te": sicuramente non sono antisismici ma ve li vendono lo stesso! Questo tipo di scaffalatura è assimilabile a un "arredo" (alla stregua di una parete attrezzata o di un armadio) e, in quanto tale, rientra in un limbo ad oggi libero da normative stringenti. Fino a 3 metri di altezza non esistono vincoli specifici, le cose cambiano superando questo limite e ogni caso fa storia a sé.
